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Chi ha inventato la sigaretta elettronica?

Chi ha avuto l’idea vincente di creare un dispositivo che soddisfacesse questi requisiti? Ecco la risposta...
Chi ha inventato la sigaretta elettronica?
  1. L’intuizione di Hon Lik
  2. La diffusione in tutto il mondo
  3. I tentativi precedenti
 

L'invenzione della sigaretta elettronica è molto recente, ma in pochissimi anni questo prodotto ha conosciuto una diffusione e un miglioramento comparabile a quello dei pc e degli smartphone.

Quali sono le tappe che hanno condotto a tutto questo? E, soprattutto, chi è la mente che sta dietro alla sigaretta elettronica?


L’intuizione di Hon Lik

Tutto risale al 2002, quando il cinese Hon Lik, studioso di farmacia e di medicina tradizionale cinese, pensò a un metodo per smettere di fumare.

La sua dipendenza, iniziata a 18 anni, si era aggravata nel tempo, fino a portarlo a fumare anche due o tre pacchetti di sigarette al giorno. La morte del padre, anch’egli tabagista, aveva finito per convincerlo a smettere, ma i suoi tentativi non erano andati a buon fine.

Come disse Hon Lik stesso in un’intervista rilasciata qualche anno fa, l’idea gli sorse mentre era nella vasca e si stava attaccando “[...] uno di quegli speciali cerotti per smettere di fumare. Avevo provato tutti i metodi, nessuno aveva funzionato: e ho pensato che non mi dava minimamente la stessa sensazione di fumare. Mancava qualcosa: il fumo, innanzi tutto. Così ho pensato a una sigaretta che funziona alimentando vapore con la corrente elettrica”.

A sentire le sue parole, sembra un’idea semplice e ci si chiede perché non sia stata implementata già prima. Ebbene, solo una forte miniaturizzazione di tutte le componenti, unita a una complicata scelta del liquido da vaporizzare e del modo migliore per vaporizzarlo, hanno permesso di realizzare un dispositivo che potesse davvero chiamarsi “sigaretta elettronica”.

Le tappe dell’invenzione, infatti, furono numerose. Prima di arrivare a utilizzare una resistenza, per esempio, Hon Lik aveva tentato di utilizzare una vaporizzazione mediante ultrasuoni, ma con scarsi risultati. Inoltre, dovette anche individuare i liquidi giusti per creare un vapore che desse una sensazione simile al fumo di sigaretta, nonché delle combinazioni di aromi adatte a fornire la medesima impressione.

Infine, prima di giungere al brevetto mondiale del 2003, era stato necessario dare forma al dispositivo, in modo tale che anche sotto questo aspetto potesse ricordare una sigaretta, pur avendo un’anima del tutto differente.

Lo scopo di Hon Lik, in tutto questo, era stato sempre guidato dal suo obiettivo personale: smettere di fumare e creare in questo modo un metodo che potesse aiutare anche altri fumatori a fare lo stesso.

Sempre citando dalla già menzionata intervista, egli disse che “i dati si possono riassumere così: se 100 è il rischio di malattie per chi fuma sigarette tradizionali, 5 è il rischio per chi fuma sigarette elettroniche”. La sua aspettativa nei confronti del suo prodotto rivoluzionario era che potesse “lasciare una traccia positiva per l’umanità”, migliorando la salute di milioni e milioni di individui in tutto il mondo.
 

La diffusione in tutto il mondo

Hon Lik brevettò la prima e-cig nel 2003 e il successo non si fece attendere.

L’anno successivo la sigaretta elettronica fece il suo ingresso nel mercato cinese e presto molti consumatori americani ed europei iniziarono a manifestare interesse. La compagnia produttrice per cui Hon Lik lavorava cambiò il suo nome in Ruyan, letteralmente “Qualcosa che ricorda il fumo”, e diede il via alle esportazioni e con esse alla fama mondiale della e-cig.

Presto altri inventori migliorarono sensibilmente la sigaretta elettronica, introducendo nuovi modelli e ulteriori innovazioni. Nel 2007, in Gran Bretagna, fu brevettato il cartomizzatore e assieme a questo anche una vera e propria nuova tipologia di e-cig. In breve nacquero le prime mod e in molti presero a creare modifiche casalinghe alle proprie sigarette elettroniche.

Nel 2009 fu inventato il cleromizzatore e quest’ultimo, assieme alle evoluzioni nel campo delle batterie, permise una diffusione sempre più rapida della e-cig tra i consumatori, anche della tipologia box, meno simile alle classiche bionde.

Vista l’evoluzione del mercato, anche le grandi multinazionali del tabacco si gettarono nel business, dopo un’iniziale diffidenza. In particolare, la Imperial Tobacco acquistò i brevetti da Hon Lik nel 2013 per 75 milioni di dollari americani. La Fontem Ventures, una controllata della Imperial, assunse poi Hon Lik stesso come consulente e promotore della sua invenzione.

All’epoca, questa scelta sollevò le critiche di molti fan del vaping in tutto il mondo. Era quasi come se le multinazionali del tabacco volessero utilizzare la e-cig per indurre comunque i consumatori a fumare, seppure in modo diverso rispetto a quello tradizionale, e il tutto con l’avallo di Hon Lik.

Egli però ha controbattuto più volte da allora a queste critiche, riportando l’attenzione sull’unico punto che gli è sempre stato a cuore, ovvero il fatto che la sua invenzione è servita e servirà soltanto a ridurre le malattie derivanti dalle sigarette tradizionali, al di là di ogni logica di mercato.
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I tentativi precedenti

La sigaretta elettronica, in verità, è solo l’ultimo esponente di una lunga catena di invenzioni e innovazioni che si sono susseguite per decenni. La sua storia dipende da quella degli utilizzi del vapore, dell’elettricità e infine dell’elettronica.

Tra i precursori dell'e-cig potremmo menzionare innanzitutto il nome di Joseph Robinson, che il 3 maggio del 1927 depositò a New York un brevetto eccezionale, relativo a un dispositivo da lui denominato “vaporizzatore a butano ad accensione meccanica”.

Il suo progetto prevedeva la costruzione di un meccanismo, decisamente rudimentale e ingombrante per gli standard odierni, atto a creare del vapore dai medicinali che richiedevano di essere inalati. Anche in questo caso, però, il vero “pronipote” di questa invenzione non è la sigaretta elettronica: piuttosto, si tratta di una sorta aerosol. In ogni caso, nonostante l’accoglimento del suo brevetto tre anni dopo, il progetto di Robinson non fu mai lanciato sul mercato.

Il primo nome che si incontra nella storia vera e propria della sigaretta elettronica è quello di Herbert A. Gilbert. Circa trent’anni dopo Robinson, il giovane Gilbert, veterano della guerra di Corea, pensò alla prima forma di e-cig, concepita proprio con gli scopi dei modelli odierni: fumare evitando la combustione del tabacco.

Con le tecnologie dell’epoca, Gilbert concepì un dispositivo in grado di scaldare acqua aromatizzata grazie all’energia di una batteria, e il suo progetto si rivelò funzionante. Nonostante questa sua notevole preveggenza, però, non erano ancora ben noti i rischi del fumo del tabacco, e dunque i tempi non erano ancora maturi, e così non lo era il mercato.

Infine, prima della sigaretta elettronica come la conosciamo oggi, viene il sistema ideato da Phil Ray, già legato a importanti innovazioni relative ai microprocessori. Alla fine degli anni Settanta, Ray intendeva creare né più né meno che la sigaretta elettronica che conosciamo oggi: un metodo per fumare senza combustione.

Paradossalmente, il suo progetto era però meno maturo di quello di Gilbert, e consisteva nell’inalare vapori di pura nicotina emessi dal riscaldamento di un filtro inumidito con una soluzione di nicotina e acqua. Anche in questo caso, il sistema non funzionò.