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Sigaretta elettronica: dove si può fumare?

L’esplosione del fenomeno “sigaretta elettronica” ha portato alla nascita di dubbi sull’apparato legislativo inerente la materia. Quali sono i posti su cui è possibile svapare con le proprie e-cigarette? Bisogna rispettare i divieti validi per le sigarette classiche?
Sigaretta elettronica: dove si può fumare?
  1. La diffusione delle sigarette elettroniche
  2. Cosa dice la legge
  3. Si può svapare dappertutto?

 

La diffusione delle sigarette elettroniche

Le e-cigarette sono tra i dispositivi elettronici più utilizzati nel mondo. In Italia, 4 fumatori su 10 le utilizzano ormai costantemente e il mercato di questi prodotti, inclusi accessori, liquidi ed optional, è in continua ascesa, grazie anche agli sviluppi della tecnologia e ai progressi delle scienze chimiche.

Alla base del successo di questi dispositivi, il fatto che venga identificato come un aiuto, finalmente, concreto per la lotta al tabagismo e, di conseguenza, alla dipendenza da nicotina. Il fatto che le e-cig non prevedano la combustione di tabacco, quindi funzionino in assenza di sostanze nocive causa di moltissimi problemi per la propria salute e malattie, ha fatto il resto.
 

L’opinione pubblica, i consumatori e il settore scientifico appaiono ancora confusi su molti aspetti legati alle e-cig: a partire dal loro funzionamento, passando per gli effetti sulla salute e ai benefici rispetto alle classiche sigarette con tabacco (aiutano a smettere di fumare?), fino ai luoghi sul territorio italiano dove è possibile svapare con tranquillità o dove vige il divieto al pari delle sigarette di tabacco.
 

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Cosa dice la legge

Le compagnie produttrici di sigarette elettroniche hanno da sempre fatto leva sul fatto che le e-cig fossero diverse rispetto alle tradizionali sigarette e per questo motivo lo svapo poteva avvenire dovunque.


In realtà, le cose non stanno esattamente così, anche se la situazione appare alquanto complessa e le disposizioni legislative in materia emanate dai diversi ministeri, italiani o europei, non sono chiarissime.

L’istituzione in diritto di decidere su questa annosa questione, la cosiddetta Commissione per gli Interpelli, in modo analogo alle decisioni prese in campo europeo, ha deciso di considerare, con l’emendamento 4.25 approvato dal Governo nel 2013, le e-cigarette escluse dal campo di applicazione della legge esistente in materia di tabacco (articolo 51 della legge 16 gennaio n.3/2003, anche nota come legge Sirchia, dal nome del suo promotore e ministro della Salute negli anni 2001-2005, Girolamo Sirchia, che includeva nelle proprie restrizioni anche le e-cig), in quanto dispositivi non contenenti tabacco.
 

Il divieto di fumo previsto in Italia (a tutela dei non fumatori), non è così applicabile alle sigarette elettroniche.
 

Per giungere a questa conclusione, la Commissione degli Interpelli ha preso in esame aspetti diversi del problema, partendo da considerazioni generali che fanno molto riflettere:

1) secondo alcune tra le più recenti classificazioni merceologiche,la sigaretta elettronica è un articolo con cartucce sostituibili che contiene miscele di sostanze, i liquidi, tra cui la nicotina (ma anche, sebbene in concentrazioni infinitesimali, cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro, solventi organici, ecc)

2) anche con un uso moderato e con utilizzo di prodotti che contengono una bassa concentrazione di nicotina, la dose quotidiana accettabile prevista dall’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare di questa sostanza che crea dipendenza viene a essere superata.

3) non sono conosciuti effetti univoci certi sulla salute da parte del particolato che, negli ambienti chiusi, si forma con l’uso della sigaretta elettronica e che può essere inalato (come per il fumo passivo) anche dai non fumatori, tra cui donne in gravidanza e bambini.
 

​​​​​​​ Dove svapare

 

Si può svapare dappertutto?

Quindi si può fumare dovunque?
Non proprio
.

La legge permette al fumatore di sigarette elettroniche di utilizzare il proprio dispositivo quasi ovunque, a eccezione di:

  • scuole statali e paritarie,
  • comunità di recupero e istituti di correzione minorili,
  • campo della sanità, a partire dalle strutture sanitarie, strutture universitarie ospedaliere, presidi ospedalieri e Ircss pediatrici, ginecologici, ecc.


Per quanto riguarda locali e ristoranti, la scelta sta al titolare: può decidere se permettere o no lo svapo, a suo piacimento.
 

Sui mezzi di trasporto o in posti particolari e privati la legge permette di svapare, ma l’ultima parola, a quanto pare, spetta sempre a chi “comanda” in questi posti: vigilantes, guardiani, custodi, pilota di un aereo, conducente di treno o autobus e via dicendo.

La sigaretta elettronica, infatti, seppur non dannosa per la salute umana come le sigarette tradizionali, produce fumi a volte anche molto densi (dipende dall’atomizzatore e dalla resistenza, ma anche dai liquidi utilizzati), che se non sembrano far male come fumo passivo, possono essere molto fastidiosi, specie in determinati luoghi (vedi cinema, treni e altri simili).


Grandi compagnie di trasporto, come Italo, Alitalia, Trenitalia, Air France, Ryanair ed Easy Jet hanno deciso di vietare sui propri mezzi le sigarette elettroniche.


Anche sui luoghi di lavoro vale la stessa regola: svapare in ufficio non è vietato, ma tutto dipende dalle decisioni prese dal capo o dai datori di lavoro, al di là del rispetto e del buonsenso per dei posti in cui ci sono, e lavorano, altre persone, magari non fumatori o non amanti delle e-cig.

Secondo la Commissione degli Interpelli, il datore di lavoro ha due opzioni:

  • vietare l’uso delle sigarette elettroniche, facendo presente la decisione con un esplicito e formale provvedimento o con cartelli, in modo da evitare spiacevoli richiami;
  • consentire l’uso delle e-cig, ma dopo aver valutato specificamente i rischi connessi all’uso con apposita documentazione e aver predisposto le aree di lavoro con misure in campo di aerazione, infrastrutture e quant’altro.