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Tassa sulla sigaretta elettronica

Buone notizie per i vapers: la tassa sigaretta elettronica è passata da 5 a 1 euro. Vediamo cosa prevede la nuova normativa e quali sono le regole.
Tassa sulla sigaretta elettronica
  1. Tassa sigaretta elettronica: cosa prevedeva la precedente normativa
  2. Qual è la tassa sulla sigaretta elettronica
  3. Cosa prevede la legge in vigore


Con un emendamento del Governo alla Legge di Bilancio 2018 è stata introdotta in Italia nel 2018 la super tassa sulle sigarette elettroniche. Questo fatto ha suscitato forti proteste da parte dei vapers e degli operatori del settore, anche perché nel decreto fiscale era prevista una severa imposta sui liquidi (sia contenenti nicotina sia nicotina free).

Tuttavia di recente è stato introdotto un considerevole taglio delle accise a partire dal 1° gennaio 2019 grazie al decreto fiscale entrato in vigore il 19 dicembre 2018.

Tassa sigaretta elettronica: cosa prevedeva la precedente normativa

La nuova legge rappresenta soltanto l’ultimo dei cambiamenti normativi relativi alla regolamentazione del mercato delle sigarette elettroniche. Infatti la sempre maggiore diffusione del prodotto e la sua crescente affermazione sul mercato sono andate di pari passi con un progressivo irrigidimento della legislazione di riferimento.

Ciò ha interessato sia le modalità di commercializzazione sia la tassazione degli articoli. La nuova normativa, tuttavia, ha rappresentato un cambiamento di rotta e una maggiore attenzione alle esigenze dei vapers.

Vediamo quindi come si è evoluta nel corso degli anni la legge sulle e-cig:

D.Lgs. 6/2016.
Si tratta della prima legge sulle sigarette elettroniche in Italia con cui è stata vietata la vendita di liquidi e dispositivi a distanza con transazioni extra-frontaliere. Di conseguenza era proibita la commercializzazione online al di fuori dell’Italia;

Emendamento Vicari.
L’emendamento presentato dalla senatrice Simona Vicari alla Legge di Bilancio 2018 ha incluso le e-cig in regime di Monopolio. Inoltre il collegato Decreto Legge 172 del 4 dicembre 2017 ha introdotto la prima tassa sulle sigarette elettroniche, proprio come avviene per tutti i prodotti sottoposti a questo regime.
Da questo punto di vista i dispositivi e i liquidi (sia quelli contenenti nicotina o derivanti dal tabacco, sia quelli nicotina free) vengono equiparati a tutti gli effetti alle normali sigarette. Ciò è avvenuto nonostante numerose ricerche abbiano dimostrato come lo svapo sia meno dannoso per la salute dei consumatori rispetto al fumo e alle tradizionali modalità di consumo del tabacco;

Super tassa sulle sigarette elettroniche nel decreto fiscale 2018.
L’ulteriore inasprimento della tassazione ha portato le imposte a un aumento del 50% rispetto a quanto previsto precedentemente. L’imposta era pari a 0,39 euro per millilitro (IVA esclusa). Di conseguenza, il prezzo di un flacone da 10 ml aumentava di 4,50 euro (5 euro compresa l’IVA).


Le ragioni per la severa tassazione e le norme stringenti sono diverse. Da un lato esisteva la necessità di regolamentare un nuovo settore del mercato; dall'altro l’incasso previsto per le casse dello Stato ammontava a 9,5 milioni di euro nel 2018.


Le altre motivazioni di questa scelta politica sono state:

  • disincentivazione dei giovani all'uso di questo strumento, considerato come un potenziale mezzo per avvicinarli al consumo della nicotina;
  • ragioni di salute pubblica;
  • lotta all’evasione fiscale, dal momento che questa normativa ha reso le e-cig e i prodotti correlati sicuri e tracciabili.

Tuttavia questo approccio ha scoraggiato numerosi vapers dal continuare a utilizzare le sigarette elettroniche, mettendo a rischio l’industria del vaping. Al tempo stesso i prezzi lievitati notevolmente hanno allontanato vari fumatori dalla decisione di smettere di fumare usando questo dispositivo. Tant'è che l’Epicenter ha posizionato l’Italia al 21° posto tra i 28 Stati UE all'interno del Nanny State Index (cioè la classifica dei Paesi del mondo dove le norme sulle sigarette elettroniche sono meno restrittive) a causa del peso fiscale troppo elevato.

Qual è la tassa sulla sigaretta elettronica

Valutando le richieste dei produttori e degli svapatori, fin da ottobre 2018 si è iniziato a parlare di un cambio di rotta attraverso la riduzione delle tasse sugli e-liquid e sulle sigarette elettroniche. Dopo una serie di proroghe, slittamenti e sospensioni di imposte, il nuovo decreto fiscale 2019 ha previsto l’abolizione della super tassa sulle e-cig e l’introduzione di una tassazione molto più ridotta.

A partire dal 1° gennaio 2019 è stata introdotta una differenziazione tra i liquidi contenenti nicotina e quelli nicotina free che è alla base del calcolo delle relative accise. Si tratta di una modalità in grado di andare incontro alle esigenze sia delle società produttrici sia dei consumatori, anche a causa dei ricorsi alla Corte Costituzionale da parte delle aziende e dei vapers riguardanti le aliquote applicate allo svapo.

Le nuove soluzioni di tassazione determinate dal Parlamento prevedono:

  • un’imposta al 10% di quella prevista per le sigarette tradizionali rispetto al 50% nel caso di fluidi contenenti nicotina, qualunque sia la percentuale di alcaloide. Di conseguenza la riduzione della tassa è stata dell’80%. Nello specifico l’imposta è pari a 7,86 centesimi per millilitro, quindi il sovrapprezzo per una boccetta di e-liquid da 10 millilitri è 78,6 centesimi;
  • un’imposta al 5% (calcolata sull'accisa dei tabacchi) per i liquidi nicotina free. La riduzione della tassazione è stata di ben il 90%. L’aliquota prevista è 0,0393 euro per millilitro, quindi un flacone da 10 millilitri è sottoposto a un’imposta di quasi 40 centesimi. Perciò le tasse per lo svapo sono passate da quasi 5 euro a meno di 1 euro per entrambe le categorie di fluido;
  • 0,0393 euro per millilitro per le basi neutre pronte miscelate. Di conseguenza un flacone da 100 millilitri è colpito da un’imposta pari a 4 euro. Al contrario, l’anno scorso la tassazione era di ben 40 euro circa per una bottiglia da 100 ml. Si ricorda che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli determina le cifre millesimali dell’imposta, diffuse entro la data termine per la prima comunicazione delle vendite quindicinali;
  • le vendite online vengono nuovamente autorizzate. In passato gli shop e-commerce potevano proporre alla clientela soltanto aromi e prodotti elettronici, mentre con le modifiche introdotte alla legislazione si possono vendere anche liquidi (basi neutre, e-liquid pronti e prodotti con una percentuale più o meno alta di nicotina) e sigarette elettroniche precaricate in kit.
    Si ricorda che sia le vendite nei negozi fisici sia online sono disciplinate non soltanto dalla legislazione italiana ma anche dal regolamento TPD europeo. In secondo luogo le transazioni online possono essere effettuate soltanto dai rivenditori autorizzati e devono avvenire soltanto in Italia, non nel resto dell’Europa o del mondo.

Cosa prevede la legge in vigore

L’introduzione del decreto legge è stata finalizzata a inserire nuovamente una linea di demarcazione tra le sigarette tradizionali e quelle elettroniche.

Ridurre le imposte sui liquidi per le ricariche permette da un lato di sottolineare l’impatto minore di questi prodotti sulla salute dei consumatori rispetto al fumo, dall'altro si dona una nuova spinta alle società produttrici del settore. Anche per questo motivo il Parlamento ha previsto una tassazione diversa per le soluzioni nicotina free e per gli e-liquid che contengono questa sostanza.

È la prima volta che nel settore dell’e-cig è stata adottata una rivisitazione al ribasso, comunque la normativa prevede ulteriori aspetti.
​​​​​​​In particolare:

  • tutti i siti degli shop online devono introdurre nuove modalità di protezione per i consumatori, proprio per il fatto che l’autorizzazione alla vendita comprende i liquidi e le e-cig in kit . Bisogna adottare un filtro d’accesso per impedire che i minori di 18 anni possano consultare l’e-commerce ed effettuare ordini e disporre un deposito fiscale;
  • non sono soggetti a imposta le singole componenti per la miscelazione (glicerina vegetale e glicole propilenico), così come gli aromi, persino quelli speciali;
  • il periodo per la sanatoria riguardanti i depositi fiscali e le aziende produttive è stato dichiarato concluso. Questa soluzione consentiva ai soggetti di concordare un piano di rientro con il Fisco avente come oggetto i debiti tributari sull'imposta di consumo che sono stati effettuati nel corso del tempo fino al 31 dicembre 2018. Se le controversie non sono passate in giudicato, potranno essere chiuse (così come gli accertamenti) versando allo Stato il 5% dell’ammontare delle pretese fiscali;
  • sono previste sanzioni molto dure per i negozianti o i distributori responsabili in caso di vendita di liquidi che non rispettano la Direttiva europea sui tabacchi oppure che non sono stati notificati. Le pene vanno dalla decadenza del deposito fiscale al ritiro dell’autorizzazione AAMS (con chiusura dell’esercizio), dalla multa fino a 150.000 euro all'imputazione per contrabbando;
  • si autorizza la vendita della miscela di acqua e nicotina ad altissima concentrazione soltanto nel caso in cui il contenuto di questa sostanza non superi i 20 mg/ml. Si tratta del criterio base stabilito dalla Direttiva europea sui tabacchi per quanto riguarda la commercializzazione di e-liquid con presenza di nicotina. Inoltre il prodotto deve essere precedentemente notificato dal produttore nel portale europeo, così da avere un codice univoco assegnato per la tracciabilità. Lo stesso vale per la nicotina immessa sul mercato in capsule, gel oppure polvere. Fanno eccezione tutti gli aromi.